La recente notizia di cronaca relativa all'arresto di un ex allenatore nel Pordenonese per pedopornografia e riprese illecite negli spogliatoi ci mette di fronte a una realtà cruda: lo sport, purtroppo, non è automaticamente un'isola felice al riparo da rischi.
Questa vicenda dimostra perché le politiche di Safeguarding e la tutela dei minori non debbono mai essere considerate pura burocrazia, ma un vero e proprio pilastro etico e gestionale.
Chi vive e gestisce un’Associazione Sportiva Dilettantistica ha una responsabilità enorme che va oltre l'aspetto tecnico o atletico: è necessario garantire un ambiente sicuro per bambini e ragazzi.
Come ASD la prevenzione concreta deve concentrarsi su due aspetti fondamentali:
1. Selezione rigorosa del personale e dei collaboratori
Affidare dei minori ad un allenatore, ad un dirigente o ad un educatore richiede massima attenzione. Una selezione forte non significa solo valutazione dei titoli sportivi, ma applicare procedure ben definite che comportano necessariamente:
- Verifica del casellario giudiziale;
- Colloqui conoscitivi e verifica trascorsi presso altre società sportive.
- Adesione formale al Codice Etico: Accettazione vincolante delle regole di condotta prima di entrare in contatto con gli atleti.
2. Presidio e regole chiare nella struttura
Il rischio zero non esiste, ma le procedure di Safeguarding servono proprio a prevenire le situazioni di vulnerabilità attraverso
- Controllo degli spazi sensibili: L'accesso agli spogliatoi/infermerie e locali tecnici deve essere regolamentato;.
- Politiche "No Device": Divieto assoluto di utilizzo di smartphone o videocamere negli spogliatoi;
- Formazione continua: Informare dirigenza, staff, famiglie e gli stessi atleti sui segnali di allarme e sui canali di segnalazione interni (compreso il responsabile Safeguarding).
Tutelare i minori significa proteggere il valore dello sport e la fiducia che le famiglie ripongono nelle nostre strutture ogni giorno.
Servono regole certe, prevenzione e tolleranza zero.